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Gli anni '50 e '60

Nel corso degli anni ‘50, con animo fermo e con grande generosità, vengono combattute dure battaglie per garantire tutele e conquistare diritti: come la lotta contro i licenziamenti senza giusta causa, o per spezzare le gabbie salariali specie nel Sud, per l’attuazione integrale delle legge della tutela delle lavoratrici madri e per il miglioramento delle prestazioni di malattia, solo per citarne alcune.
Importanti sono in questi anni, le battaglie portate avanti dalle prime dirigenti sindacali, organizzate nelle Commissioni Femminili della FIDAC, per la parità salariale uomo-donna, o contro le assurde clausole sul nubilato per cui, in caso di matrimonio, l’azienda può procedere al licenziamento della lavoratrice. Sposarsi è considerato un reato. Tale norma sarà abolita solo nel 1963.
In questi “santuari impenetrabili” si vive un clima pesante, di paura, di discriminazione, di repressione, di intimidazioni, specie verso chi rivendica diritti e condizioni di lavoro dignitose.
All’inizio degli anni ‘60, mentre nelle piazze si scatena la polizia di Scelba, il movimento democratico si pone come argine alla sciagurata scelta del ministro Tambroni di fare il governo con i fascisti. Gli anni successivi saranno vissuti con grandi speranze, con coraggio e con forte passione politica. In questo contesto, la FIDAC-CGIL, la FILDA-CGIL e l’USPIE diventano la grande palestra dove migliaia di giovani e meno giovani, dopo vent’anni di dittatura, si impegnano per difendere e conquistare la democrazia e incominciano a lottare per rivendicare diritti.
Resta famoso il duro sciopero di 17 giorni a conclusione del Contratto Nazionale di Lavoro del 1959! Ma altrettanto dura fu la repressione aziendale.

Il clima politico e sociale però incomincia a cambiare ed un primo timido ma significativo segnale viene proprio dalla Banca d’Italia dove nel 1962, con l’avvento di Guido Carli, si avvia per la prima volta, la prassi della concertazione che vara il nuovo regolamento del personale.
Vengono definiti importanti obiettivi come l’equiparazione del personale femminile, l’abolizione dell’avventiziato, le assunzioni per concorso pubblico.
Gli eventi sociali, culturali, politici del biennio 68-69 non potevano non coinvolgere anche i lavoratori del mondo finanziario. Con il rinnovo dei Contratti Nazionali del 1967, 1969 e 1972 arrivano, per la FIDAC-CGIL, gli anni della rinascita.
Gli esattoriali, fino a quel momento organizzati nel sindacato autonomo FILE, nel 1969 costituiscono il sindacato nazionale esattori SNE-CGIL e, nel 1972, con l’VIII Congresso entrano nella FIDAC-CGIL.
Nel 1967, anche la FILDA celebra il suo primo congresso, Walter Barni viene eletto segretario generale.
Gli assicurativi, gli esattoriali, i lavoratori della Banca d’Italia ed i bancari ( denominati per la vivacità della loro azione sindacale “i metalmeccanici dei ceti medi”) maturano una nuova coscienza del proprio ruolo sociale. Rivendicano diritti, democrazia, una svolta radicale sul piano delle relazioni sindacali e dei rapporti unitari. I contratti sanciscono significative conquiste economiche, ma soprattutto riscrivono regole, norme contrattuali, tutele professionali e modificano la vecchia idea di lotta politica. Si passa dal mitizzato sciopero ad oltranza, alle prime forme di scioperi articolati, più attente all’azienda ed al territorio.
Nel dicembre del 1969 comincia una stagione di drammatici attentati (passata alla storia come strategia della tensione) proprio con l’esplosione di un ordigno nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano.

Lo Statuto dei Lavoratori e gli anni ’70

Nel 1970 viene approvato Lo Statuto dei Lavoratori, si avvia il superamento delle Commissioni Interne, nascono le Rappresentanze Sindacali Aziendali. Nelle Banche viene sottoscritta la Convenzione per i diritti e le relazioni sindacali. Il sindacato esce dalla marginalità e sudditanza nei confronti della controparte padronale. Si entra a pieno titolo nel movimento: la confederalità impregna l’intera azione sindacale. La FIDAC si lascia dietro le spalle i residui di mentalità chiusa, isolata e corporativa della categoria. La discontinuità brucia i ponti col passato.
Le vicende delle nostre categorie si intrecciano con le politiche della CGIL. Nell’VIII Congresso, la nostra Confederazione si fa carico di un sentimento diffuso: la centralità delle categorie per rivendicare aumenti uguali per tutti e rivendicazioni sociali come principio di unità di classe.
Questa è una fase politica scandita, nel corso di più anni, da battaglie fondamentali per i diritti sociali e civili, in particolare per le donne: viene approvata la legge sul divorzio nel 1970 difesa, poi, nel 1974 al referendum, nel 1971 la legge sulla maternità e sugli asili nido, nel 1975 la riforma del diritto di famiglia, nel 1978 viene approvata la legge n.194 sull’aborto.
Nel 1975 si sviluppa una significativa stagione contrattuale, nazionale ed aziendale, che intreccia la battaglia per l’occupazione e le riforme. Tra l’altro si pone l’obiettivo di raggiungere una situazione perequativa tra le diverse realtà aziendali dei nostri settori. Sono gli anni in cui molte donne entrano in banca e nel sindacato.
Decisivo, in questa occasione, è stato lo stretto legame con la CGIL. La vertenza dei bancari si conclude con l’ottenimento dei dati disaggregati relativi all’erogazione del credito per provincia. Nel contempo, nel settore assicurativo, il CCNL del 1975 si conclude con una grande conquista sindacale: il finanziamento per la costruzione di case popolari. Sono state battaglie esaltanti e cariche di prospettiva.
Nel luglio del 1976, la Federazione Unitaria CGIL-CISL-UIL, dopo un attento esame dei profondi processi di trasformazione e della crisi in atto nel Paese, ed esaurita la debole prospettiva del sindacato unico, si dichiara disponibile, per allentare la pressione inflazionistica, ad accettare un blocco temporaneo delle retribuzione superiori ad un certo livello. Anche le nostre categorie vengono coinvolte.
Nel IX Congresso, la FIDAC-CGIL inizia a riflettere sul ruolo della categoria e sull’aggregazione inevitabile fra settori similari. Sono i primi bagliori di un processo che porterà poi alla FISAC.

Anche in Banca d’Italia si sviluppa un intenso dibattito sul contributo da dare alla lotta contro l’inflazione e sul significato politico “della partecipazione”, come strumento di confronto con l’Amministrazione per tutelare i diritti dei lavoratori. Gli assicurativi, in questa fase, sono impegnati nella battaglia sindacale e democratica della moralizzazione del settore, collaborando alla chiusura di Compagnie decotte e alla nascita della finanziaria Sofigea, per il rilancio delle aziende sul mercato.
Nel 1977 viene approvata la legge 903 che rappresenta la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Con questa legge si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro e si introducono i primi elementi di condivisione della cura dei figli. Sono battaglie che permettono di realizzare un’esperienza collettiva che in pochi anni ha trasformato le coscienze e la vita delle donne. La donna, oltre alla parità, rivendica il diritto all’autodeterminazione nella vita privata e nella società, rivendica il pane e le rose: il diritto a scegliere la sua vita, il diritto al lavoro e alla felicità.
Sempre nel 1977 si arriva ad una grande assemblea di 1000 donne della CGIL. Viene varata la nuova forma organizzativa delle donne: IL COORDINAMENTO al posto dell’Ufficio lavoratrici, la cui costituzione viene salutata da Luciano Lama, allora Segretario Generale, con la frase: ”Sgomitate donne, sgomitate!”
Con il 1978 si avviano gli anni segnati drammaticamente dal terrorismo che vive il suo momento più tragico con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta. L’attacco alle istituzioni democratiche passa anche attraverso la provocatoria scelta di una “certa parte della magistratura”, di spiccare un mandato di arresto per i vertici della Banca d’Italia, Baffi e Sarcinelli, strenui paladini dell’autonomia degli organi di Vigilanza.
Il movimento sindacale, anche in questa circostanza, è stato baluardo insormontabile per la difesa delle istituzioni democratiche.

1983: nasce la Fisac Cgil

Nel 1981 le compagne assicurative della FILDA di Milano riescono a coinvolgere le compagne bancarie per un primo confronto sulle rispettive condizioni di lavoro nelle aziende dei due settori. Si avvia così il percorso che si concluderà nel dicembre 1983 a Roma, con il Congresso che deciderà l’accorpamento delle categorie dei bancari, degli esattoriali, degli assicurativi e dei lavoratori della Banca d’Italia: nasce la FISAC-CGIL!
Dopo solo pochi mesi, il 14 febbraio del 1984, la neonata FISAC vive una delle pagine più difficili della storia della CGIL: il lacerante accordo di San Valentino sulla scala mobile. Per fortuna, nel nostro settore, nonostante un duro confronto, i riflessi negativi saranno marginali.
Nello stesso anno nasce il I Coordinamento donne della FISAC-CGIL.
I processi organizzativi e tecnologici ormai diventano pratica quotidiana e caratterizzano in modo evidente il Contratto Nazionale del 1987 e la successiva stagione di contrattazione aziendale. La crisi economica avanza impietosa ed inizia a contagiare settori, in particolare banche ed assicurazioni, considerati fino a quel momento aree protette e garantite.
Il II Congresso della FISAC del 1988 sviluppa un’analisi ad ampio raggio sulla trasformazione degli assetti proprietari ed organizzativi del mondo creditizio e finanziario, in vista anche del mercato unico dei capitali previsto per il 1992.
Il Contratto Nazionale di Lavoro del 1989 si caratterizza per il durissimo attacco delle banche alla delicatissima questione dell’area contrattuale ed al ruolo negoziale del sindacato. La vertenza, dopo quasi cento ore di sciopero, si conclude con la mediazione intelligente, e non neutrale, del ministro del Lavoro Carlo Donat Cattin.
All’inizio degli anni ‘90, in un contesto di grandi rivolgimenti mondiali, la CGIL autonomamente sceglie, con grande coraggio, di produrre una frattura con quella che è stata definita fino a quel momento la sua costituzione naturale: si decide il superamento delle componenti. Non vengono messi in discussione i valori fondanti della CGIL, ma con questa scelta, da quel momento, la sua identità è rappresentata dal Programma.

Gli anni ’90 e la “foresta pietrificata”

Con la legge Amato del 1990 il sistema bancario, per anni disegnato come la “foresta pietrificata”, entra in una fase di rivolgimenti radicali: cambia il modo di fare banca, cambia il lavoro in banca. Nelle banche di diritto pubblico e nelle casse di risparmio cambiano soprattutto le regole e gli assetti contrattuali che incidono sulle condizioni di un’ampia parte della categoria.
Anche il settore assicurativo, nello stesso periodo, subisce una profonda trasformazione con la costituzione di grandi gruppi europei, con l’avvento del mercato unico, delle nuove tecnologie, della concorrenza e con nuovi soggetti proprietari.
Cambiano gli assetti aziendali, ma cambiano anche le condizioni culturali e di vita nelle banche e nelle assicurazioni. Al raggiungimento di questi obiettivi danno un contributo decisivo anche le battaglie condotte dalle donne dei Coordinamenti. Vengono introdotte nello Statuto della CGIL prima le quote e poi la Norma Antidiscriminatoria, che verrà estesa anche a tutte le categorie. Gli anni 90 sono anni di grande fervore per le sindacaliste della FISAC. Nel 1991 viene approvata la legge 125, contro le discriminazioni di sesso nei luoghi di lavoro e per le azioni positive.
Nei contratti vengono definite le Commissioni delle Pari opportunità che avviano indagini sulle discriminazioni e sulla collocazione delle lavoratrici nei gradi gerarchici. Le lavoratrici dei nostri settori hanno un problema comune, quello relativo alle carriere, agli avanzamenti professionali ed al differenziale salariale tra uomini e donne per lavori di ugual valore, pari almeno del 25%, con conseguenti versamenti pensionistici più bassi per le lavoratrici.
Dal 1996 al 2000, la FISAC-CGIL vive anni decisivi in cui il gruppo dirigente nazionale ha condotto come protagonista maturo e consapevole questa delicatissima fase di cambiamento. Il settore, completamente disarmato per la mancanza di regole certe e condivise, doveva ridisegnare le ormai vecchie relazioni sindacali, c’era bisogno di “inventare” un ammortizzatore sociale, che nel nostro settore non esisteva, per gestire le complesse e difficili fasi di ristrutturazione. Il IV Congresso dalla FISAC del 1996 definisce, in modo coraggioso e netto, le linee strategiche di questa delicatissima fase sindacale e sociale.
I risultati sono nella storia del nostro sindacato di categoria: il Protocollo d’Intesa sul settore bancario siglato dal governo e dalle parti sociali, la costituzione del Fondo di sostegno al reddito e il Contratto Nazionale che ha sancito l’unicità della categoria, obiettivo perseguito dalla FIDAC-CGIL fin dal 1948.
Anche nel comparto assicurativo, dopo dure lotte e con la mobilitazione di tutta la categoria, vengono siglati decine di Protocolli di intesa con i quali si impediscono i licenziamenti nelle ristrutturazioni e nelle aggregazioni aziendali, salvaguardando lavoro ed occupazione.
Possiamo ben dire che nella grande trasformazione del settore finanziario le lavoratrici ed i lavoratori, insieme alla FISAC-CGIL, non solo hanno garantito la difesa dei loro diritti, ma sono stati protagonisti del cambiamento.

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